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Redshift (2009) for 7-string electric guitar, piano, violin and live electronics / per chitarra elettrica a sette corde, pianoforte, violino ed elettronica - Dur. 14' ~ 17'

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First Performance / Prima esecuzione:

30th september 2009 h 6pm / 30 settembre 2009 h 18 
Sala dei Concerti di Palazzo Pisani - Venice (Italy)

Stefano Padoan, piano
Adriana Romero, violin
Dario Pisasale, guitar
Justine Rapaccioli, conductor
Marco Marinoni, live electronics 
 

[ITA] redshift (2009) per chitarra elettrica a sette corde, pianoforte, violino e live electronics è un lavoro in cui i piani temporali si sovrappongono parzialmente nelle zone prossimali e caudali delle sezioni in cui il brano stesso è suddiviso, al fine di creare un affresco di ritmi in cui la percezione può navigare, abbandonandosi all’instabilità strutturale dell’insieme e alla continua ridefinizione dell’orizzonte semantico. i materiali musicali sono generati a partire da più stringhe alfanumeriche che interagiscono e si fondono l’una nell’altra in tempi e luoghi diversi, combinandosi e generando eventi che variano in accordo a frecce del tempo multiple e alla propria direzionalità, includendo in questo processi di accumulo e esperimenti formali di morphing di linguaggio.

questi processi sono, a loro volta, integrati in un’unica freccia macroscopica che vira verso il rosso.

lo spostamento verso il rosso è il fenomeno per cui la frequenza della luce, quando osservata in certe circostanze, è più bassa della frequenza che aveva quando è stata emessa. ciò accade in genere quando la sorgente di luce si muove allontanandosi dall'osservatore (o equivalentemente, essendo il moto relativo, quando l'osservatore si allontana dalla sorgente). in fisica, il termine redshift è usato quando, nell'osservare lo spettro della luce emessa da galassie, quasar o supernovae lontane, questo appare spostato verso frequenze minori, se confrontato con lo spettro dei corrispondenti più vicini. l'interpretazione standard della cosmologia è che le galassie sono in allontanamento le une dalle altre, e più in generale che l'Universo è in una fase di espansione, al momento attuale in accelerazione, iniziata col big bang.

allo stesso modo, in redshift, i mondi strumentali e linguistici si allontanano reciprocamente, provocando il surriscaldarsi della materia musicale (o forse il loro allontanamento reciproco è il risultato del surriscaldamento del sistema) fino all’ultima sezione, in cui il violino tiene una nota sovracuta massimamente instabile e alterna cambi d’arco in grattato come lacerazioni incandescenti che si riversano sul materiale cristallizzato del pianoforte: tale materiale muove verso le zone acute e gravi, svuotando progressivamente il centro, de-complessificando gli oggetti e la loro interazione, mentre la chitarra elettrica introduce una ulteriore, nuova forma di relazione tra eventi lineari parzialmente instabili senza tuttavia svilupparla, esattamente come accade nell’ultima sezione di il grifo nelle perle nere.

la complessità dell’interazione, in redshift, si dispiega su tutti i livelli, creando un vero e proprio “strumento triplo” che a sua volta è interno allo “strumento doppio” costituito da insieme strumentale e propria anamorfosi sintetica. questa interazione è generata in modo semi-deteministico dall’intrecciarsi di oggetti morfologicamente ibridi e co-generati a livello microformale, dall’interazione di ambienti morfo-percettivi differenti a livello della macroforma, fino alla designazione prima del tessuto compositivo quale declinazione della frizione tra due pelli, quella omnipotenziale dell’atto creativo e l’epitelio sottile del desiderio, che come un’ala notturna avvolge il tempo della ragione nel suo abbandonarsi all’incauta inattualità del proprio essere contemporaneo.

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